Animali da Amicizia

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Animali da Amicizia.. se proprio li si vuole catalogare, è questo il termine che più si avvicina agli animali che ci concedono il privilegio di far parte delle nostre vite.

 
Animali da Amicizia
 

Animali da Amicizia

 
Gli Animali non sono nostri, sono figli della vita stessa che li ha generati.. per questo in centinaia di articoli in GattoCiCova, non una sola volta, leggerete parole come “padrone” o “proprietario”, questi termini che seppur di accezione comune, li sento profondamente inappropriati riferiti ad altri esseri viventi.
Onorarli vuol dire onorare la vita. Ogni animale che entra nella nostra vita è un dono, non potrebbe essere diversamente.

I Veda dicono: Dio è uno e tutte le entità viventi sono Sue piccole parti integranti, che partecipano della Sua natura spirituale eterna, colma di conoscenza e felicità

Mai una sola volta in vita mia, fin da bambina, mi è venuto spontaneo definirmi “padrona” di un Cane o di un Gatto o altri animali. E nè mi sono sentita proprietaria. Responsabile si.. ma non padrona.
 
Trovo giusto vedere noi stessi, verso quelli che poi sono i nostri compagni di viaggio, in questo passaggio terreno, come: custodi, amici umani, genitori adottivi ecc.
 
Tuttavia molti veterinari, ancora identificati con un codice deontologico arcaico, li classificano in: animali da reddito o animali da compagnia, ma quale compagnia, un Cane non è una badante!
Direi piuttosto Animali da Amicizia..

Non è questione di differenza di ruoli o di diversità di regni di natura, è questione di proprietà: uomo-animale sono esseri viventi, che pur appartenendo a due regni di natura differenti, condividono esperienze di vita profonde, sentimentali ed emozionali, non possono che appartenere alla vita stessa.
 
 
Approfitto per aprire una parentesi ed esprimere ciò che penso, sul paradosso che aleggia sulla professione veterinaria e cioè che un veterinario, in qualità di medico, non possa essere in pace con se stesso/a, fino al momento in cui farà, nella sua vita professionale e personale, una seria obiezione di coscienza, riguardo le scelte alimentari, che prevedono allevamenti e sulla situazione dei laboratori di vivisezione.
Come si può salvare la vita e poi ucciderla se necessario?
è un inganno che si fa soprattutto a se stessi.
Per questo motivo, che spesso è un automatismo, i veterinari definiscono un loro cliente, proprietario di un animale.
 
 
Usare termini appropriati che più rappresentano i reali sentimenti che nutriamo per loro, ci fa bene all’anima e può essere un ottimo esercizio per uscire dalla meccanicità e dai luoghi comuni limitanti.
Anche le parole hanno un loro peso, una loro vibrazione, una loro energia, è bene cercare di usarle con coerenza.
La parola padrone chiude e limita, la parola amico apre e espande offrendo innumerevoli possibilità di approccio.
Dobbiamo imparare a stabilire una connessione tra noi e loro, da compagni di viaggio in cui ognuno, a suo modo, aiuta l’altro.
 
 
Grazia Foti
Naturopata
 
 
www.gattocicova.it

 
 

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